Giocare
Il
gioco inventato
In Italia, i primi
parchi pubblici attrezzati con strutture concepite per il gioco sono
stati realizzati intorno al 1940, prendendo a riferimento quelli che
già da tempo erano allestiti nell'Europa del nord. Da quella
data, la loro diffusione ha segnato una crescita progressiva, tanto
da diventare un elemento comune nei parchi e nei cortili delle scuole.
Durante gli ultimi decenni si è affermato un crescente miglioramento
della sicurezza, della solidità, ed anche della gradevolezza
dei giochi disponibili per l'allestimento di aree nei parchi pubblici.
Si sta però assistendo ad una standardizzazione delle proposte
progettuali, all'adozione di stereotipi costruiti attorno a soluzioni
che determinano l'attività passiva del bambino, senza attribuire
il giusto peso allo sviluppo della fantasia e della creatività.
Ne sia dimostrazione il fatto che spesso i bambini usano i giochi in
modo improprio e assai differente da quello per cui sono stati ideati
e costruiti. Ciò finisce col vanificare gli accorgimenti adottati
per garantire la sicurezza del gioco.
D
Studi fatti nelle scuole hanno dimostrato che, durante i periodi dedicati
allo svago, solo una modesta percentuale dei bambini utilizzano i giochi
predisposti nelle aree attrezzate. Le attività degli altri si
svolge in spazi intermedi e nei luoghi del gioco inventato (corridoi,
scale, panchine, staccionate, sassi, alberi, cespugli).
Tali studi hanno dimostrato, inoltre, che sono tanto maggiori le attività
ludiche spontanee quanto più ricca di elementi di stimolo è
l'area a disposizione dei bambini.
Tutto questo non significa che i giochi preconfezionati sono da demonizzare,
ma che da soli non sono sufficienti ad assicurare interesse e qualità
educativa di un'area adibita allo svago dei bambini.Nell'ambito delle
presenti linee guida non si intende sviluppare ulteriormente tali concetti,
ma servircene per suggerire strumenti adatti a migliorare il coinvolgimento
dei bambini diversabili nelle attività ludiche.
Infatti, il superamento dell'uso predefinito del gioco, e l'attribuzione
di una maggiore rilevanza al valore aggiunto costituito dalla fantasia
e dalla continua reinvenzione del gioco stesso da parte dei bambini,
offrono maggiore possibilità di affrontare e risolvere i problemi
legati alla fruibilità anche da parte di bambini con diversabili.
Già nel 1940 il professor Carl Theodor Sorensen, famoso architetto
paesaggista danese, teorizzò il concetto di "Robinson spielplatze",
ossia l'uso dei "rottami" come elemento di gioco. Intorno
agli anni '70 il paesaggista Arvid Bengston concretizzò tale
concetto realizzando alcuni parchi gioco in Svezia.
L'utilizzo di materiali di recupero (vecchie traversine ferroviarie,
tubi in cemento, massi di pietra, un voluminoso motore in disuso, parti
di una nave, ecc.), o la disposizione di componenti propri della vita
quotidiana (due pareti ad angolo, una porta o una finestra, un tavolo,
un attaccapanni, ecc.) sono elementi capaci di creare luoghi "intimi",
si offrono come teatro per vivere immaginarie avventure.
Non da meno, possono essere utilmente sfruttati per giochi di fantasia
gli spazi creati con l'oculato utilizzo di elementi arborei e arbustivi.
Gli accorgimenti per assicurare un buon livello di accessibilità
e di fruibilità anche per i bambini diversabili sono gli stessi
descritti in queste stesse linee guida. Si ha qui il vantaggio di non
essere condizionati da una strutturazione del gioco rigida nella sua
concezione, ma di poter gestire, in termini progettuali, molto più
liberamente l'area a disposizione, e quindi con maggior attenzione al
superamento delle barriere e degli ostacoli all'uso da parte di tutti
i bambini. Sarà poi la fantasia e l'inventiva del gruppo a coinvolgere
nel gioco i diversi partecipanti, ognuno con le proprie abilità.
Estremizzando, si potrebbe arrivare a sostituire i diversi elementi
messi a disposizione per il gioco con forme assolutamente indefinite,
figure astratte la cui percezione dia libero sfogo alla soggettività
del bambino e del gruppo. Le azioni del gioco, le regole, i coinvolgimenti,
diverrebbero mutevoli e guidati solo dalla fantasia.
Una significativa esperienza in questo senso è stata condotta
all'inizio degli anni '70 dall'istituto psico-pedagogico Sante Zennaro
di Imola. Più recentemente, anche nel Parc de Sceaux, alle porte
di Parigi, è stato realizzata un'area giochi attrezzata con criteri
simili a quelli qui accennati.